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Risalita di magma al di sotto dell'Appennino meridionale: c'è da preoccuparsi?

Risalita di magma al di sotto dell'Appennino meridionale: c'è da preoccuparsi?

 

La notizia è rimbalzata sui giornali, tg e social networks diventando virale in poche ore.
La nostra penisola è una terra attivissima dal punto di vista geologico, ricca di vulcani e soggetta ad attività sismica quotidiana eppure questo genere di news sono accolte sempre in maniera contrastante.
All'iniziale curiosità e soddisfazione per i risultati ottenuti da una ricerca italiana, subentra immediatamente il timore che questo genere di scoperte possano interessarci da vicino.
Paure che in breve tempo sono alimentate da articoli catastrofisti e acchiappa-clicks dove si giunge sempre a conclusioni affrettate.

La notizia è che un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia (DFG-UNIPG), analizzando una sequenza sismica anomala, avvenuta a cavallo tra il 2013 e il 2014 nell’area del Sannio-Matese, ha scoperto che molti dei terremoti in questione sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra i 15 e i 25 km di profondità.
Gli eventi sismici che si verificano in quell'area dell'Appennino sono localizzati a profondità superificiali, ovvero tra 0 e 15 km, mentre alcuni terremoti di questa "strana" sequenza sarebbero avvenuti anche a 26 km di profondità !

Studiando la sequenza anomala gli esperti hanno notato che le onde sismiche prodotte da questi terremoti erano molto simili alle onde prodotte da terremoti avvenuti in aree vulcaniche.
In genere le faglie sono responsabili dei movimenti tellurici ma in questo caso gli eventi sismici sono stati "innescati" dalle intrusioni di magma, ovvero da masse di materiale incandescente risalite dalle profondità del pianeta.
Inoltre i terremoti dello sciame sismico formavano due ammassi attorno ad una zona asismica (priva di terremoti) lunga circa 1.5 km e larga 2.5 km.


La zona asismica probabilmente era il settore di crosta terrestre caratterizzato da una forte plasticità e quindi con la presenza di magma, ovvero roccia fusa, calda e quindi non assolutamente rigida (questo è lo stesso motivo per cui non si verificano terremoti nei bassi strati del mantello o nel nucleo terrestre: li la roccia è parzialmente fluida perciò non ci puo essere nessuna rottura improvvisa !).

I dati raccolti mostrano inoltre che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono costituiti prevalentemente da anidride carbonica, arrivata in superficie come gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino.


La sequenza sismica è iniziata il 29 Dicembre 2013 ed è proseguita per circa 50 giorni facendo registrare quasi 350 terremoti, molti dei quali localizzati ad un'insolita profondità compresa tra i 15 e 26 km.

Secondo i ricercatori non vi è un "canale aperto" nel quale il magma risale senza interruzione dal mantello terrestre, perciò la risalita di magma sarebbe stato niente più che un impulso.
L'alimentazione in parole povere è avvenuta a singhiozzi e in totale potrebbero essersi accumulati 30 km cubici di magma !

Un volume irrisorio se paragonato ad esempio allo Yellowstone, il supervulcano più temuto al mondo: pensate che la seconda camera magmatica scoperta qualche hanno fa ha un volume di 46mila km cubici.

Comunque finchè la risalita di magma sarà episodica possiamo scongiurare la nascita di un vulcano nel Sannio-Matese ma se l'intrusione dovesse riprendere (e fosse continua) gli esperti non escludono possano verificarsi terremoti profondi con una magnitudo maggiore di 5.0 e veder nascere, fra moltissimi anni, un nuovo vulcano !

 

 

Perciò per ora non vi è motivo di preoccuparsi, l'appennino era e sarà interessato da attività sismica ancora per milioni di anni e i vulcanologi continueranno a monitorare i vulcani già attivi e pronti ad eruttare in qualsiasi momento.
In ultima analisi bisogna tener presente che nell'appennino centrale e meridionale sia in profondità che in superficie troviamo tracce di intrusioni magmatiche avvenute in passato perciò questo studio conferma quanto gia era noto agli esperti.

Ricordate che la catena degli appennini è in DISTENSIONE, il settore occidentale (lato tirrenico) si sposta lentamente verso nord-ovest mentre il settore orientale (lato adriatico) si muove verso sud-est, perciò questo reciproco allontanamento tra i due versanti a volte può essere accompagnato dalla risalita di magma proveniente dal mantello.
Questi "movimenti tettonici" sono tra l'altro la causa dei terremoti avvenuti nell'Italia Centrale e che prima o poi (purtroppo) interesseranno nuovamente il Sud-Italia.

Comunque la ricerca continuerà e gli studiosi cercheranno di individuare sequenze anomale verificatesi lungo altre catene montuose poichè l’intrusione e la risalita di magma può provocare uleriori eventi sismici.

P.S: l'immagine mostra la profondità dei terremoti registrati nel Sannio-Matese tra il 29 Dicembre 2013 e il 4 Marzo 2014.
Su 347 eventi sismici oltre 200 sono avvenuti ad una profondità maggiore di 14 km.
I dati sono stati estrapolati dal database ISIDe-Ingv.

Prima di concludere dobbiamo chiedervi un favore...

 

 

Prima di concludere dobbiamo chiedervi un favore...
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Se volete evitare tutto ciò dovete seguire la pagina e attivare la voce "Mostra per primi", utilizzando uno smartphone potrete adirittura attivare le notifiche per i post.
Cosi facendo facebook vi avviserà quando pubblicheremo un nuovo post.

 

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Grazie...

 

Mapsism

 

 

Eruzione vulcano Agung (isola di Bali)

ERUZIONE VULCANO AGUNG (isola di Bali - Indonesia)

 

La notizia è stata riportata da ogni mass media e social network: il Monte Agung è in eruzione...

Analizziamo per bene cosa è successo non solo perchè l'eruzione in se potrebbe essere molto violenta ma anche perchè potrebbe influenzare, qualora erutasse molta cenere vulcanica, il clima a livello globale.

Dopo circa 3 mesi di intensa attività sismica, il 21 Novembre 2017, è avvenuta una "piccola" eruzione fretica che ha prodotto una colonna di fumo alta oltre 400 metri.
Il giorno successivo è avvenuta una seconda eruzione freatica, più forte, con emissione di gas e cenere vulcanica ad oltre 1500 metri di altezza.

Nelle ultime settimane il magma si è fatto strada all'interno del vulcano causando un incremento dell'attività sismica e riscaldando l'intero sistema termale della montagna.
L'aumento di pressione e di temperatura ha provocato l'evaporazione dell'acqua, con conseguente esplosione di vapore, acqua, cenere e bombe vulcaniche (di solito nelle espolsioni freatiche la lava è assente).

Queste esplosioni di solito precedono l'eruzione magmatica vera e propria, tant'è che molti abitanti dell'isola hanno affermato di aver visto incandescenza provenire dal cratere vulcanico:




Tra il 24 e 25 Novembre le esplosioni sono aumentante, la cenere ha raggiunto gli 8000 metri di altezza, sono state segnalate deformazioni del suolo e un generale ringonfiamento dell'intero vulcano !
Tra il 26 e il 27 Novembre sono state "osservate" due bocche eruttive.

Una che erutta vapore l'altra invece è la bocca che sta eruttando cenere vulcanica.
Il 27 Ottobre la cenere ha superato i 10 chilometri di altezza ed è stato aumentato lo stato di emergenza al massimo livello poichè si teme una enorme eruzione magmatica.
La zona a rischio è stata portata da 7.5 a 10 km di raggio attorno al vulcano Agung.

Il Monte Agung è estremamente pericoloso infatti l'eruzione del 1963 fece migliaia di vittime.

 

Giovanni Borgia (pagina facebook di Mapsism)

Anche il Sole influenza l'attività sismica ?

Anche il Sole influenza l'attività sismica globale ?

 

"Eresia..." esclamerà la maggior parte degli esperti, geologi e studiosi che da sempre sostengono che i "terremoti non possono essere previsti".
Probabilmente anche perchè esasperati dai vari veggenti, cialtroni e pseudoscienziati che, puntualmente, escono alla ribalta affermando di riuscire a prevederli con largo anticipo (senza poi però specificare esattamente data, epicentro e magnitudo).

Questa esasperazione (sperando non sia altro) li porta persino a NEGARE gli studi condotti dai loro colleghi e da varie università.

Fortunatamente però tra costoro vi è anche gente con una grande elasticità mentale che, dopo aver letto i suddetti studi, riconosce loro una validità scientifica arrivando persino ad ammettere che, se approfonditi, potranno permetterci in futuro di riuscire finalmente a prevederli.

Tra le ricerchè più recenti vi è quella condotta da tre sismologi dell'università di Tokyo guidati da Yoshiyuki Tanaka.
Essi hanno confrontato tutti gli eventi sismici di magnitudo superiore a 5.5 degli ultimi vent'anni e la fase lunare in cui sono avvenuti, e hanno concluso che "i grandi terremoti sono più probabili durante i periodi di forte stress di marea" (studio che è stato pubblicato su Nature Geoscience - https://goo.gl/0tPOVS).

 

Ma perchè sarebbero più probabili durante i periodi di forte stress di marea ?
E sopratutto cosa centra la marea con i terremoti ?

In pratica l'attrazione gravitazionale del nostro satellite crea non solo una marea "liquida" (che noi tutti conosciamo e che consiste nell'innalzamento delle acque degli oceani) ma anche una marea "solida", ovvero un sollevamento della crosta terrestre che, secondo vari studi, può raggiungere anche i 30-40 centimetri.
Questa marea solida agirebbe da "trigger" (innesco) quando ad essere sollecitata è un'area dove vi è una faglia con una grande tensione meccanica accumulatosi nel corso del tempo.

Anche Laurent Métivier, geofisico dell’Institut Géographique National di Parigi, sostiene che le forze di marea possono generare sulla crosta terrestre pressioni anche di alcune migliaia di Pascal...
Forze che sono migliaia di volte più piccole rispetto a quelle tettoniche ma che comunque non possono assolutamente essere considerate insignificanti.

Pensate che anche Carlo Doglioni, presidente dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) sostiene che l'effetto mareale, causato dalla Luna, possa avere un ruolo determinante sull'attività sismica del nostro pianeta.
Tant'è che dopo la pubblicazione della ricerca Giapponese ha affermato che "questo studio conferma quanto è già stato dimostrato negli ultimi decenni da ricerche italiane e internazionali, cioè che esiste un effetto astronomico che condiziona la tettonica delle placche e i terremoti".

E pensare che il primo a sospettare un legame tra la Luna e l'attività sismica fu il sismologo Alexis Perrey (1807–1882), praticamente oltre 100 anni fa !

 

Comunque ritornando al titolo del post (e alla splendida immagine che ho creato per voi) pare che non sia solo la Luna ad influenzare l'attività sismica globale...

Un recente studio condotto dal team di Nicholas J. van der Elst (USGS) ha analizzato 81mila terremoti molto piccoli e profondi (noti come terremoti a bassa frequenza) avvenuti lungo la famosa Faglia di San Andreas tra il 2008 e il 2015.
La ricerca ha rivelato che il numero di picchi dei terremoti a bassa frequenza ha una periodicità quindicinale e corrisponde precisamente all'innalzamento della crosta terrestre che avviene quando la marea solida combinata di Sole e Luna è al suo massimo !
(qui il paper scientifico https://goo.gl/D5ymy7)

Cosi, sulla falsa riga di quest'ultima ricerca e dello studio Giapponese, ho deciso di effettuare qualche calcolo anch'io...
Ho analizzato tutti i terremoti con magnitudo superiore a 5.9 avvenuti negli ultimi 30 anni e, per ognuno di essi, ho calcolato la distanza che vi era al momento del sisma tra Sole e Terra e tra Luna e Terra.

I due grafici presenti nell'immagine confermano tutte queste ricerche evidenziando come il picco dei terremoti si verifichi sopratutto quando la distanza tra Sole e Terra è massima o minima.

Consiglio vivamente di dargli uno sguardo

 

 

 

 

 

Borja - Mapsism

Outlook prima parte Inverno 2017-2018

 

Outlook INVERNO 2017-2018

 

 

Premettiamo che ogni proiezione stagionale, non ha alcuna valenza previsionale ma va presa esclusivamentecome tendenza, la quale sara' aggiornata attorno al 15 dicembre quando avremo uno sguardo piu' chiaro del decorso stagionale in arrivo.

La ricerca di alcune risposte stagionali non possono prescindere dal porre lo sguardo al periodo tardo/estivo ed inizio autunnale. Fase fondamentale che ha decretato nell'ultimo decennio una crisi artica e relativa fusione senza precedenti,falsando poi in termini di calore latente il decorso stagionale e relativa costituzione del VP(vortice polare o bassa pressione presente sui settori artici nel trimestre freddo).

Le anomalie di tale fase cruciale in effetti hanno evidenziato in questa stagione, un assetto molto differente nonostante le anomalie in sede SCANDINAVA e il raffreddamento dell'area continentale. Infatti si nota nel plot emisferico un andamento più' omogeneo nel mese settembrino e con una struttura poco incline ai disturbi
prematuri degli ultimi anni.



Anche il grafico successivo ci mostra come la fase di AO (ARTIC OSCILLATION che indica in fase positiva un VP forte) abbia caratterizzato un'estensione della banchisa molto migliore degli ultimi anni, cosi come alcune reanalisi ci vanno ad evidenziare un diverso comportamento dei flussi verticali di calore verso la stratosfera, risultando meno
irruenti e legati alla diminuzione delle forti anomalie di geopotenziale del settore artico-siberiano, di fatto favorendo una fase di costituzione del VORTICE POLARE in
modo più' consono, con mutamenti degli impatti sulla corrente a getto(js), con ripristino di un buon gradiente termico orizzontale.



Elemento fondamentale da prendere in analisi in questa stagione, e' rappresentato dalla forte attività' della BDC con redistribuzione secondo tale meccanismo di ozono dalla stratosfera tropicale verso i poli. Un maggior fenomeno di accumulo di ozono nell'area dei poli mette benzina in mano a possibili riscaldamenti della stratosfera in questa stagione,favoriti nel moto redistributivo anche dall'accoppiata QBO negativa/MINIMO SOLARE.



Un altro cambiamento fondamentale rispetto agli ultimi anni, in questa stagione giudicata di "TRANSIZIONE", e' rappresentato da un indice climatico la PDO ovvero una sorta di NAO americana (lato pacifico) che ci sta indicando negli ultimi mesi una fase di calo dopo i valori positivi, favorendo come effetto principale un onda pacifica meno a ridosso dell'area americana, in accordo anche con un fenomeno LA NINA est/pacific, con alte pressione in slancio verso l'area Groenlandese ed un primo calo della NAO che si avvia al passaggio di segno.



Evidente nella carta una lingua blu in area ENSO spostata ad est con un'area neutro-negativa sotto l'ALASKA a ridosso della California.
Tutti segnali che stanno portando ad un pattern di svolta, ma il quesito più grande é: tale pattern avverrà' cosi velocemente, o il vecchio sistema circolatorio avrà' ancora qualche sussulto?

In effetti ci sono alcuni predictor(predittori) che indicherebbero un percorso a singhiozzo e non cosi rapido.
La prima considerazione è quella dell'andamento migliore
dell'anomalia artica specie dell'area BARENTS/KARA(est scandinavia), che rappresentano un elemento favorevole ad un VP tutto sommato compatto.
Rallentando di fatto le convinzioni di un inverno subito totalmente di svolta.
Ed anche gli indici criosferici , basati sul tasso di estensione nevosa, non sono cosi favorevoli ad un collasso del VP nel primo step stagionale,con flessione nel grafico seguente dell'area asiatica. Invece risulta ottima per quella americana:



Anche un altro predictor stratosferico indicherebbe, con il VP spostato in EURASIA, una struttura invernale forte:



Essa si riferisce al mese di ottobre, e mette un altro dubbio sul prossimo trimestre freddo.

Tanti elementi in contraddizione e studi relativi, che impongono di ritornare per un forecast più'attendibile e definitivo attorno al giro di boa dicembrino. Al momento si confema come elemento nuovo stagionale che ci porta verso un nuovo trend climatico, con assetto troposferico legato ad un' alta pressione aleutinica maggiormente centrale, che tiene il VP sotto controllo, seppure in stratosfera si e' avuto un primo raffreddamento repentino.

La comunicazione dalla porzione bassa del vortice e quella della stratosfera polare,apporta flussi caldi dal basso mantenendola per ora lontana da eccessivi raffreddamenti con forma ellittica :

 

 

Ecco i forecast stratosferici che evidenziano nei tempi indicati il rinforzo zonale ,dopo la prima fase dicembrina nell' ottica della risoluzione dell ' ALASKIAN WARMING SIMIL CANADIAN WARMING. Premetto che spesso si fanno molti errori ,nel definire un CW 

 

Come la tomba dell' inverno , nulla di piu' falso in quanto spesso ha preceduto invernate molto fredde ed interessanti, infatti il tutto va contestualizzato alla troposfera per verificarne gli effetti deleteri o meno.

 

 

 

Un evento stratosferico ibrido che si colloca nell'anno di transizione che dopo la prima  fase dicembrina con transitori innesti invernali , indicherebbe un'assetto di ripartenza zonale con aumento di gpt da meta' mese in avanti da ovest , in linea con il precedente outlook. Ma proprio il trasferimento ed aumento di vorticita' con parziale riaccorpamento della struttura sono elementi cardine per resettare un dicembre tardo autunnale freddo umido, entrando nella finestra temporale chiamata jolly che potra ' spaccare la stagione.

 

I primi tentativi difficilmente vanno in buca , e tutto si gioca sulla risoluzione del C W attorno al S NATALE , quando il secondo picco delle EPV (vorticita' stratosferiche) , daranno inizio ad una seconda risonanza compressiva sul VP . Il tutto va a trasferire energia a carico del lobo canadese , il quale potra' generare una divergenza Scandinava , attivando moti retrogradi dai settori continentali anche tosti , entro la prima parte di gennaio 2018 ma in un contesto medio alto-zonale come da precedente tendenza , pertanto e' una dinamica che si gioca sul filo di lana. Tale evoluzione non prescinde dallo step successivo e si materializza in un contesto medio alto zonale , ma ne rappresenta un punto fondamentale. Il displacement della struttura con accelerazione della stessa tipica delle fasi di ESE COLD ,  manifesta un azzeramento dei flussi che conclamerebbe il COOLING .

 

Cio in realta' seguendo anche la nostra precedente linea non dovrebbe avvenire in modo lineare ed essi saranno riattivati dal basso, con contributo della terza onda nella prima parte di gennaio in concomitanza con un possibile split troposferico che potrebbe intervenire nel corso del mese. In pratica anche se seguirebbe una pausa , tra la seconda parte di gennaio e prima di febbraio , ci attendiamo nuovi sussulti invernali in grado di protrarsi nella seconda parte stagionale. Al momento l 'ipotesi MMW e' perfettamente in piedi , anche se non immaginiamo un rapido avvento , ma un suo manifestarsi nel corso di fine gennaio dopo la dinamica displacement .

 

 

 

In definitiva una stagione che si mostrerebbe dinamica e piu' piovosa specie nella prima parte , prima di passare ad un reset zonale da meta'mese in avanti . L'evoluzione successiva molto delicata si lega ad un possibile canale continentale retrogrado , di cui stiamo cogliendo molti segnali in questi giorni , mentre si manifestano le classiche modalita' di uno stratcooling. Da li in avanti la ripresa zonale parziale , potrebbe fallire il colpo sul piu' bello vista una troposfera alquanto indisposta a digerire la risonanza dall'alto , con chances invernali che si manifesterebbero nella seconda parte invernale. Ovviamente la cautela e' sempre d'obbligo , inutile seguire come oro colato i vari run , e si ricorda che basta un nulla per cambiare le carte in tavola discusse sino ad ora "CREDO" con linearita' rimanendo per la quasi totalita' in pratica al precedente outlook come direttive portanti.  Tale tendenza ricordo non va riportata su altre realta' (facebook ecc) grazie e buon inverno a tutti!

 

 

DI FRANCESCO GIORGIO

 

29/11/2017

Superluna e terremoti ?

 

 

 

 

 

Ormai lo avrete letto o sentito da qualche parte: il 14 Novembre arriva la Superluna !!!


Moltissime testate giornalistiche stanno dando grande risalto a questa notizia, sottolineando come un evento del genere non si verificasse da ben 68 anni e che ricapiterà solo nel 2034.

In realtà però molti non aggiungono che la "Superluna" è un fenomeno che si verifica abbastanza frequentemente (ogni 13 mesi e 18 giorni circa) e che questa volta sarà solo leggermente più accentuato...

La luna ruota attorno alla Terra in circa 27 giorni percorrendo un'orbita che non è perfettamente circolare ma più simile ad un elisse, perciò ad ogni "giro" ci sarà un momento in cui si troverà alla massima distanza dalla Terra (punto che è detto "apogeo") e un altro durante il quale sarà alla minima distanza da noi ("perigeo").
Si può parlare di Superluna quando è sia al perigeo (minor distanza dalla Terra) e allo stesso tempo è anche luna piena.
Qundi ora dovrebbe essere chiarissimo come non sempre i due eventi (luna piena e perigeo) coincidono.


Questa volta come ho già detto il fenomeno sarà più accentuato perchè si troverà veramente quasi alla minima distanza possibile, l'apice verrà raggiunto il 14 Novembre alle 10.24 (ore italiane) quando la nostra Luna sarà distante soli (si fa per dire) 356.512 km !
Perciò, rispetto ad una luna piena in Apogeo (distante circa 406mila km), la luna questa volta ci sembrerà il 14% più grande e addirittura il 30% più luminosa.


Oltre però alla spettacolarità del fenomeno, molti si chiedono se questa "superluna" possa causare forti terremoti e far segnalare un generale aumento dell'attività sismica su scala globale...


Ma è veramente possibile ?

Beh in occasione delle 25 superlune avvenute dal 2011 al 2015 si sono verificati 10 terremoti abbastanza forti (con una magnitudo tra 6.0 e 6.6) ma è altrettanto vero che il campione di dati è troppo piccolo per poter affermare che durante una superluna si verifichi almeno un terremoto di media-forte intensità.

D'altro canto analizzando i 4 terremoti più forti mai registrati dall'uomo possiamo constatare come la luna si trovasse quasi in Apogeo (massima distanza) e non completamente "piena":

1) Cile 9.5 - 22/05/1960;   Distanza: 396mila km;   Luna piena: 7,4%
2) Indonesia 9.3 - 26/12/2004;  Distanza: 405mila km;  Luna piena: 99,8%
3) Alaska 9.2 - 28/03/1964;  Distanza: 395mila km;  Luna piena: 99,4%
4) Giappone 9.0 - 11/03/2011;  Distanza: 392mila km;  Luna piena: 37,5%


La scienza però recentemente ha affermato che la Luna può avere un ruolo determinante nei terremoti causati da "faglie dirette" (ovvero dove uno dei due blocchi di roccia scivola verso il basso rispetto all'altro).
L'attrazione gravitazionale della Luna provocherebbe una marea anche sulla crosta terrestre (e non solo sui mari) facendo sollevare il suolo anche di 30-40 cm.
Se questo sollevamento si verifica in un'area dove si è accumulata tanta pressione, allora l'effetto mareale può rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso, scatenando il terremoto.

Quindi in ambienti estensionali, li dove vi sono faglie dirette, la gravità è la principale fonte di energia a causa del collasso del suolo. L'energia potenziale gravitazionale è decisamente maggiore dell'energia elastica del terremoto.
Perciò è evidente come l'energia sismica liberata dipenda non solo dal volume di roccia coinvolto ma ovviamente anche dall'inclinazione della faglia (insomma più è "ripida" e più è grande il volume coinvolto tanto maggiore sarà l'energia liberata).


I meccanismi non sono del tutto chiari perciò è troppo presto per pensare di sfruttare l’effetto mareale per prevedere i terremoti, ma sicuramente un studio più approfondito di questi "gravimoti" potrà rendere il tutto molto più chiaro.


Per chi volesse approfondire la questione vi segnalo il seguente studio (al quale ha preso parte anche il Prof. Carlo Doglioni presidente dell'Ingv): http://www.nature.com/articles/srep12110

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